Le tematiche sociopolitiche

LE TEMATICHE SOCIOPOLITICHE

     I politologi del buon governo hanno scelto di procedere per tematiche, con questo termine intendiamo che quando un politico si trova davanti a un problema, cioè a una situazione socio politica “carente” o che provoca disagi alla popolazione, cerca una soluzione. Nel terzo riquadro abbiamo visto come si affrontano in modo scientifico i problemi e ci cerca una loro soluzione razionale. Era un capitolo che conteneva indicazioni di carattere generale, valide cioè in tutti i campi. In quest’ultimo ci occuperemo delle singole problematiche, soffermandoci solo su quelle primarie, cioè di particolare importanza.

Sull’home page abbiamo visto che le problematiche vanno suddivise a seconda del Ministero di competenza. Nel box precedente ci siamo occupati delle tematiche di tipo economico, in queste pagine ci interesseremo di quelle socio politiche.

La vastità degli argomenti trattati, infatti, ci ha obbligati a fare delle scelte, (c’era riportare un intero capitolo di moltissime pagine per ogni ministero), perciò per dare un’idea del nostro enorme lavoro, che ci è costato circa 10 anni di studi, ci limiteremo a pubblicare un elenco non molto dettagliato delle problematiche primarie, a cui è chiamato generalmente ad affrontare il politico, suddivise per ministero.

Nell’ultima parte riporteremo un esempio della soluzione di una problematica, per dare un’idea di come si dovrebbe operare (in questo caso ci occuperemo dell’organizzazione di un moderno sistema sanitario).

 

 

LE PROBLEMATICHE PRIMARIE

settore per settore

 

    MINISTERO DELLA SALUTE.

Obiettivi: qualità delle prestazioni mediche, economicità, universalità e libertà di scelta.

Le compagnie di assicurazione sanitarie.

La medicina di base.

L’assistenza farmaceutica.

L’assistenza ambulatoriale.

Le strutture ospedaliere (pubbliche, convenzionate o private?)

I servizi di emergenza.

L’ASSISTENZA PSICHIATRICA.

 

 

MINISTERO DELL’INTERNO

Organizzazione delle forze dell’ordine (uno o più corpi di polizia)

    LOTTA ALLA CRIMINALITÀ.

Misure repressive di carattere generale.

    Le misure reato per reato: mafia e malavita organizzata, il terrorismo, l’estorsione, la microcriminalità, il furto di autoveicoli, il  traffico e il consumo di droga, la prostituzione, la delinquenza minorile, la detenzione di armi, corruzione e clientelismo, il gioco d’azzardo.

    Misure preventive: assistenza agli ex detenuti, stato sociale ecc.

LA VENDITA di ARMI

GLI ISTITUTI di PENA.

 

     MINISTERO DELLA GIUSTIZIA.

Gli obiettivi:  rapidità dei processi, imparzialità ed economicità.

Magistrati e politici. Strapotere e indipendenza dei giudici.

Gli istituti di riduzione della pena

Il processo penale.

I gradi di giudizio.

Il processo civile.

Processi troppo lunghi

Ridurre il contenzioso

 

IL  MINISTERO DEL LAVORO

L’avviamento al lavoro

La tutela dei lavoratori

I salari minimi

La tutela degli imprenditori

L’assenteismo. La disaffezione al lavoro

Il licenziamento

Lo sciopero. I  sindacati

 

     MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI, INFRASTRUTTURE E TRASPORTI

I  tempi di realizzazione

Le opere inutili

Le opere incomplete

I sistemi di appalto delle opere pubbliche.

I termini del contratto

La tutela dell’impresa

Il problema dei controlli; la direzione dei lavori.

I trasporti: su ferrovie, su gomma ecc..

La navigazione aeree e marittima.

MINISTERO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE

I fattori determinanti: Il personale, le strutture, l’organizzazione, le finalità e le conoscenze,

I cicli scolastici: la scuola materna, la scuola primaria, la scuola secondaria e gli istituti superiori.

Il controllo della qualità dell’insegnamento. Il reclutamento del personale docente.

Le scuole private.

L’università agli studi: i corsi di laurea, il numero chiuso, i Master.

Le università popolari.

 

IL MINISTERO DELLA DIFESA.

Il bilancio della difesa.

Esercito di mestiere o leva.

Corruzione e clientelismo.

Il nonnismo.

Protezione civile: l’organizzazione, le catastrofi naturali.

 

IL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

Il mantenimento della pace.

Le guerre tradizionali e guerriglia.

Il  terrorismo internazionale.

Le sanzioni economiche.

La comunità europea. I fondi  europei.

 

    MINISTERO DELLE POLITICHE ENERGETICHE E DELL’AMBIENTE

La produzione e la distribuzione di energia elettrica

L’inquinamento delle acque, dei fiumi, dei laghi e del mare;

L’inquinamento dell’aria;

Inquinamento da rifiuti solidi.

I sistemi di smaltimento

 

    LA POPOLAZIONE    

I  flussi  migratori:

Il fenomeno dell’emigrazione

Regolazione dell’immigrazione.

L’incremento demografico.

La denatalità.

 

    LO STATO SOCIALE

La povertà: le cause.

Gli ammortizzatori sociali: i sussidi di disoccupazione,

le case popolari e i contributi alloggiativi

L’assistenza agli ex detenuti, agli homeless, agli anziani.

Il sistema pensionistico: le pensioni di anzianità,

le pensioni di invalidità, le pensioni sociali, la pensione ai superstiti.

Gli italiani residenti all’estero. Le pensioni agli immigrati.

 

     GLI ENTI LOCALI

Il numero degli enti locali. Le competenze

Corruzione e clientelismo. La spesa locale.

Il personale.

Consulenze ed incarichi esterni

 

LE SOCIETÀ DI SERVIZI (public utilities)

1 – La fornitura di energia elettrica

2 – La fornitura di acqua potabile

3 – La distribuzione di gas di città

4 – La telefonia fissa e mobile

5 – Le poste e telecomunicazioni.

6 – Le ferrovie.

7 – Le autostrade.

8 – Gli aeroporti; porti marittimi o fluviali.

9 – I trasporti pubblici, urbani ed extraurbani.

10 – I mezzi di comunicazione: radio, TV e internet.

 

——————————— 2 parte —————————————————————————–

Un esempio di problematica

 

UN SISTEMA SANITARIO MODERNO

    Il Servizio sanitario nazionale, in una vera democrazia non può che essere un sistema a carattere universalistico, nel senso che deve garantire l’assistenza sanitaria a tutti i cittadini senza distinzioni di genere, residenza, età e reddito, e solidaristico, nel senso che lo Stato deve contribuire alle spese sanitarie delle classi più deboli e le persone benestanti devono “pagare” un po’ in più dei meno abbienti.

 

Oltre a questa caratteristica, il sistema sanitario deve soddisfare principalmente 4 criteri:

1) Offrire una buona qualità dei servizi e delle prestazioni mediche. In parole povere bisogna predisporre dei meccanismi di controllo della qualità. Non siamo i soli a muoverci in questa direzione. Ad esempio in Italia l’Aiop, l’associazione degli ospedali accreditati, ha messo a punto una serie di indicatori su quantità e qualità delle prestazioni fornite. In particolare sono importanti gli indicatori che riguardano il livello di soddisfazione degli utenti.

2) Rispondere a criteri di economicità, cioè il sistema deve essere amministrato secondo il criterio di raggiungere il massimo risultato, con il minimo costo.

3) Avere una certa autonomia dal potere politico. Lo scopo è evitare casi di clientelismo o, peggio, di corruzione.

    4) Garantire la libertà di scelta. I cittadini devono poter scegliere liberamente a quali strutture rivolgersi ed avere la possibilità di scelta in tutti i sensi.

    I servizi. Un Servizio Sanitario Nazionale, che voglia definirsi moderno ed efficiente, deve offrire i seguenti servizi:

1 – Medicina di base (medici di famiglia). 2 – Ambulatori specialistici (sia per visite specialistiche, sia per analisi e accertamenti). 3 – Strutture ospedaliere (ricoveri per gravi malattie o per interventi chirurgici) 4 – Servizi di emergenza (servizio autoambulanze, pronto soccorso ecc.). 5 – Assistenza farmaceutica. 6 – L’assistenza psichiatrica.

 

Ad un gradino più alto troviamo “le compagnie di assicurazione sanitarie”, che in pratica sono quelle che pagano le prestazioni mediche dei cittadini, dai farmaci, all’assistenza ospedaliera, ai servizi di emergenza. In molti paesi, come l’Italia, in cui la sanità è quasi del tutta pubblica, non esistono (pagano le Regioni che gestiscono anche gli ospedali e altri servizi medici). È un grosso errore perché, come vedremo, hanno una loro insostituibile utilità: tenere sotto controllo la spesa sanitaria.

 

LE COMPAGNIE di ASSICURAZIONE SANITARIE

    Le prestazioni sanitarie in Italia sono pagate dalle Regioni, come pure l’assistenza ospedaliera, infatti dopo l’abolizione dei vecchi enti mutualistici (come l’INAM), tutto è passato nelle mani del Servizio Sanitario Nazionale che ripartisce i fondi, mentre le strutture sono state trasferite alle Regioni. Tuttavia non esiste una netta distinzione tra queste due funzioni ed è questo un grosso errore, in quanto tale sistema non solo è poco efficiente, ma non risponde a criteri di economicità. Nel nostro paese l’assistenza sanitaria, infatti, assorbe molte più risorse che in altri paesi europei e la stragrande maggioranza delle Regioni ha accumulato debiti enormi, che in futuro potrebbero portare al collasso il sistema sanitario. Ma disinteressiamoci di come vanno le cose in Italia, che è tutt’altro che un modello di efficienza, e vediamo come dovrebbe essere organizzata la sanità in un paese bene amministrato.

Il cardine del sistema di un moderno sistema sanitario sono le compagnie di assicurazioni sanitarie, che in pratica, svolgono i compiti che una volta erano assolti in Italia dalle vecchie mutue, ossia pagano le prestazioni mediche di cui usufruiscono i cittadini. In effetti costituiscono il sistema finanziario, la linfa “monetaria” che fa funzionare il tutto.

La presenza di compagnie autonome permette un maggiore controllo sulla spesa sanitaria. Dato che devono far quadrare i propri bilanci cercheranno la via più economica per risolvere i problemi di salute della gente. Non serve a niente, ad esempio, per dare maggior economicità al sistema, trasformare gli ospedali in Aziende Sanitarie come si è fatto, col risultato che un parto in Italia (parliamo degli anni Ottanta) veniva a costare al servizio sanitario nazionale circa 6 milioni delle vecchie lire (allora quasi 3.500 dollari), mentre a New York si poteva partorire con 1.000 dollari in quasi tutti gli ospedali. Anche oggi, spesso le tariffe di celebri cliniche straniere, ad esempio il centro di cardiochirurgia del principato di Monaco o la cliniche Emile de Vialar di Lione, specializzati in ortopedia, sono più convenienti di quelle che gli ospedali pubblici italiani fanno pagare all’ASL.

Le compagnie di assicurazioni essendo costrette all’economia di gestione, per evitare che i loro bilanci vadano in rosso, invece, contratteranno direttamente con gli ospedali i prezzi delle prestazioni. Ad esempio, se un ospedale chiede 80.000 euro per una semplice operazione di appendicectomia, possono dirottare altrove il loro paziente (e cancellare l’ospedale, se è troppo caro, dall’elenco di quelli convenzionati). Le aziende ospedaliere, quindi, non avrebbero più di fronte il paziente debole e indifeso, spesso ignorante in materia e per lo più in una posizione di inferiorità psicologica (cioè pur di guarire è disposto a tutto), ma la sua compagnia di assicurazione.

Non solo le assicurazioni sanitarie contratteranno i prezzi, ma controlleranno anche che il suo assistito non sia stato sottoposto a esami inutili, a trattamenti sbagliati e gli consigliano, nel caso che ritengono che non venga curato adeguatamente, di farsi ricoverare in ospedali più qualificati. Questo perché proteggendo gli interessi del paziente, proteggono anche i loro, in quanto se quest’ultimo non guarisce, andrà in un’altra struttura e l’assicurazione dovrà sborsare altri soldi. Al contrario più presto guarisce e meno soldi la compagnia dovrà pagare.

Sempre al fine di tenere bassi i costi, ad es., le assicurazioni sanitarie non pagheranno a seconda dei giorni che il paziente passa in ospedale, ma dei trattamenti terapeutici che il paziente ha ricevuto. Ad esempio, pagherà una tot somma per un’operazione di appendicectomia, indipendentemente dal numero di giorni che il suo assistito ha trascorso in ospedale. Lo scopo è quello di rendere poco convenienti le lunghe degenze e quindi che le strutture sanitarie accelerino le procedure di diagnosi e di terapia.

Le assicurazioni sanitarie, quindi, nel nostro modello, assolvono due funzioni: controllo della spesa sanitario e controllo della qualità del servizio. Ad esempio, se nel passato hanno avuto problemi con un chirurgo, che si è rivelato incapace e ha rovinato un loro cliente, possono farlo presente al loro assistito e consigliarlo di farsi operare da un’altra persona. Non solo, ma se ritengono che uno dei loro assistito è stato curato male o ha subito un’operazione chirurgica sbagliata, possono promuovere azione legale contro l’ospedale, richiedendo un adeguato risarcimento dei danni.

Questa innovazione complicherà di molto la vita degli ospedali, ma ciò li obbligherà a migliorare i servizi, perché non avranno più a che fare solo con il paziente, spesso indifeso, ma con la sua compagnia sanitaria. Ad esempio, saranno costretti a tenere in organico medici e chirurghi preparati, perché ogni volta che questi ultimi fanno errori, saranno citati davanti a un tribunale e dovranno pagare i danni.

Ma passiamo agli aspetti pratico e affrontiamo il problema delle risorse da destinare al settore sanitario.

    Il finanziamento. La spesa sanitaria deve essere finanziata soprattutto in 3 modi:

1) Con un’assicurazione sanitaria, cioè una trattenuta sulla busta paga dei lavoratori o dei pensionati, come si fa già oggi. Per evitare che questi enti vadano in crisi, per i disoccupati paga lo stato (prelevando dalle entrate fiscali). In alcune nazioni, come gli USA queste categorie sono, addirittura, senza una copertura sanitaria (problema a cui ha cercato di ovviare Obama).

2) Un contributo previdenziale sulle assicurazioni delle auto, come si fa oggi in Italia (il S. S. N. ), cioè ogni assicurato paga ogni anno una piccola quota, che poi va alle compagnie sanitarie. Allo stesso modo si può aggiungere un piccolo contributo (la tassa  per la salute) che pagherà chi comprerà  cibi o cose nocive come le sigarette, gli alcolici ecc.. Dato che circolano milioni di auto e si vendono miliardi di sigarette ecc., diventerà un contributo importante, da non sottovalutare.

3) Ticket. Per le visite specialistiche, per alcuni farmaci e per certe prestazioni, come già in uso nella stragrande maggioranza dei paesi avanzati, si fa pagare un ticket che ha due effetti benefici: 1) Limitano la richiesta di prestazioni, cioè l’utente si rivolge alle strutture pubbliche solo quando è necessario. 2) Alleviano la spesa sanitaria, in quanto costituiscono una considerevole entrata. Per le persone che non possono permettersi di pagare neanche il ticket o i malati cronici deve essere un ente locale, in Italia il comune, a intervenire.

LA GESTIONE DELLE COMPAGNIE SANITARIE

    L’esperienza del passato ci ha insegnato che se si vuole evitare che le assicurazione sanitarie si trasformino in carrozzoni clientelari bisogna toglierle al diretto controllo dei politici. Esse  devono essere perciò autonome e indipendenti, in altre parole in grado di resistere alle loro “pressioni” di chi è al potere, ad es quando chiedono assunzioni clientelari o riforme che comportano aggravamenti ingiustificati della spesa pubblica. Questo perché finché saranno i politici a gestire la sanità, non finiranno mai inefficienze e corruzione.

 

Un volta assodato che è fortemente sconsigliabile lasciare completamente nelle mani pubbliche le assicurazioni sanitarie le alternative possibili potrebbero essere tre:

Le associazioni di categoria. È il sistema che esisteva in Italia molti anni fa, quando c’erano le vecchie mutue. Ogni categoria aveva la sua assistenza sanitaria, c’era quella degli insegnanti, quella degli operai, degli edili e così via. Se si sceglie questa soluzione, però, occorre introdurre tre grosse differenze rispetto al passato: 1) Elezione democratica del presidente e del direttivo, cioè i vertici devono eletti dalla base, quindi niente ingerenze da parte dei politici. 2) Ogni persona se vuole, pagando eventuali differenze dei contributi, può passare in un’altra categoria. Ad esempio, un insegnante può passare nell’ente assistenziale dei notai, basta che paghi gli stessi contributi che paga un notaio. In effetti ognuno è libero di cambiare “mutua”. 3) Buchi di bilancio comporteranno un aggravio dei contributi sanitari, pagati dagli utenti, in modo che essi siano oculati al momento delle votazioni.

 

    Elette direttamente. In questo caso le assicurazioni sanitarie restano pubbliche, ma i vertici sono eletti direttamente dagli utenti. Le cose funzionerebbero così: ogni 3 anni gli assistiti ricevono una scheda elettorale insieme ai programmi dei vari candidati. Ogni ente, così, avrà un consiglio di amministrazione, con una giunta formata dal presidente ecc., in parole povere diventa un piccolo ente locale che viene gestito dalla coalizione che ha vinto le elezioni.  Il loro compito, però, deve essere unicamente quello di fungere da compagnie di assicurazione sanitarie, non dovrebbero cioè gestire ospedali o strutture ambulatoriali. Lo scopo è quello di evitare che “controllati” e “controllori” siano la stessa cosa.

Le cose dovrebbero funzionare meglio per un motivo molto semplice, perché se gestiscono male la sanità, saranno gli utenti stessi a mandarli a casa. In questo modo si sottrarrebbe il controllo di questi istituti agli enti locali, da noi le Regioni, riducendo clientelismo, inefficienze e corruzione.

 

     Compagnie di assicurazioni private. La loro gestione in questo caso passerebbe a società private, in concorrenza tra di loro, che si finanziano con trattenute sulle buste paghe dei dipendenti o sulle pensioni. È  il sistema che esiste non solo negli Stati Uniti, ma nella maggior parte dei paesi americani. In effetti, si creano 5 – 6 compagnie nazionali e ogni utente sceglie quella che vuole. Il controllo qualità resta nelle mani dell’utente che può scegliere l’assicurazione sanitaria che vuole (se è trattato male, può cambiare in qualsiasi momento). Dato che le compagnie saranno in concorrenza tra di loro, avranno tutto l’interesse a trattare bene i clienti.

 

Vantaggi. È una soluzione che non comporta oneri per lo stato e scaricherebbe sui privati una delle principali voci passive del bilancio dello stato: la spesa sanitaria. Una riforma del genere in Italia, varata contemporaneamente con quella del sistema pensionistico, potrebbe portare a una riduzione del 50% della spesa pubblica. In secondo luogo passando la gestione nelle mani dei privati si migliorerebbe molto l’efficienza, l’economicità e si eviterebbero tanti sprechi. I privati sanno gestire queste società sicuramente meglio dello stato.

 

Gli svantaggi. L’esperienza degli altri, in particolare quella americana, purtroppo ci insegna che questa soluzione non è priva di difetti.  Scegliendo una gestione completamente privata delle compagnie sanitarie, si va incontro a questi problemi:

1) Contributi alti. Considerando che si tratta di compagnie private e che quindi ci vogliono guadagnare sopra, le quote che ogni lavoratore deve pagare per garantirsi l’assistenza sanitaria potrebbero risultare abbastanza esose. L’ostacolo è superabile in tre modi: a) Integrandoli con fonti attinte dal prelievo fiscale, d’altronde lo si fa già oggi. b) L’assicurazione sanitaria non deve coprire le spese per check up, trattamenti estetici, esami non strettamente necessari, farmaci non vitali ecc., ma solo quelle per gravi malattie. C) Deve essere il parlamento ad autorizzare richieste di aumenti dei contributi da parte delle compagnie sanitarie, da concedere soltanto se dimostrano che c’è stato un aumento dei costi.

2) La tutela dell’utente. Il legislatore dovrebbe studiare tutte le misure possibili per tutelare l’utente da possibili vessazioni o “cavilli legali” da parte delle compagnie sanitarie in quanto, come c’insegna l’esperienza americana, le occasioni di conflitto saranno numerosissime, con grande gioia degli avvocati che avranno un altro ricco filone da sfruttare. Tanto per cominciare, al fine di evitare sorprese spiacevoli, bisogna che ci sia un attento controllo sulla solidità economica sulle società che vogliono diventare compagnie di assicurazioni sanitarie. Devono dare precise garanzie di possedere i requisiti giusti, devono avere strutture sufficienti per svolgere il servizio, la loro solvibilità deve essere garantita dalle banche ecc.. In altre parole il rischio da evitare è che piccole compagnie aprano, raccolgono fondi, ma quando sarà il momento di pagare chiuderanno, chiedendo fallimento.

Per secondo, le compagnie di assicurazioni, come già succede spesso negli Stati Uniti, spesso cercheranno di sottrarsi ai loro obblighi. Ad esempio, scaricheranno un assistito ad es. se scoprono che è malato di cancro o rifiuteranno di assicurare le persone meno abbienti o di pagare un intervento chirurgico molto costoso. Per questo bisogna prevedere delle precise clausole nei contratti di assicurazione sanitaria, in modo che non sia possibile farlo. Contratti che devono essere stipulati dal ministero della salute ed essere validi per tutti cittadini.

3) Libertà di scelta. Facendo tesoro dell’esperienza americana, l’assicurato non solo deve avere un’ampia possibilità di passare da una compagnia all’altra, cioè se è trattato male, può cambiare in qualsiasi momento, ma anche deve poter scegliere il tipo di assicurazione. Ad esempio, può decidere, pagando leggermente in più, per una formula “all inclusive” che prevede anche check up ed esami di routine, a quella solo “malattie a rischio”. Nel secondo caso sanitaria è limitata soltanto al caso di gravi malattie non curabili a casa con una semplice farmacologia.

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