LA SCIENZA DEL BUON GOVERNO

 

europa Questo sito per proporre una nuova scienza, una branca della scienza politica, che, facendo sue le conoscenze della scienza politica e attingendo dalle esperienze del passato, si prefigga lo scopo di studiare le soluzioni alle problematiche socio-politiche che il buon governante, che è colui che mira esclusivamente al bene comune, è chiamato ad affrontare. Non è più pensabile, infatti, che nel XXI secolo si faccia ancora politica in modo intuitivo, con metodi approssimativi come nei secoli scorsi. Era tempo che qualcuno pensasse ad applicare il metodo scientifico alla politica. Sulle orme del famoso filosofo e uomo politico francese Emile Littré, che nel 1870, tenendo presenti i principi del positivismo, fondò la “Scienza del governo degli Stati” e nella scia della tradizione aristotelica – ciceroniana, si suggerisce l’istituzione di una nuova disciplina accademica che studi in modo scientifico i problemi reali quotidiani della gente. Basta con la politica fatta da persone incompetenti, spesso disoneste, capaci solo di trafficare, dispensare favori e raccomandazioni o di ingannare il popolo con facili promesse. Lo stato amministrato come un’efficiente azienda moderna.

Aggiornato al 25 Settembre del 2018

LA NUOVA SCIENZA

Perché una nuova scienza?
Viviamo nell’era dell’informatica e dell’esplorazioni spaziali, siamo dei “mostri” in termini di tecnologia e tramite le cellule staminali ci prepariamo a “costruire” organi per sostituire quelli del nostro corpo malati, ma non abbiamo ancora risolto nessuno dei grandi problemi che tormentano l’umanità: dalla fame, alle diseguaglianze sociali, alla disoccupazione, alla guerra ecc.. L’intero Occidente versa in una crisi economica e finanziaria che non si sa ancora con precisione quando avrà mai fine. Ogni giorno siamo testimoni dei deludenti risultati della “politica” affidata spesso a uomini politici incompetenti, impreparati, nella migliore delle ipotesi persone “non specializzate”, quando non disoneste e al potere solo per perseguire i propri interessi personali. Era tempo che si pensasse a trasformare la politica in una scienza. È l’impresa in cui ci siamo avventurati nel 2008 con la pubblicazione del volume: “La scienza del buon governo”.
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Scienza Buongoverno e scienza politica
La scienza del buon governo (sbg), secondo alcuni eminenti cattedratici italiani, tra cui G. Pasquino, si occupa di tematiche già oggetto di studio della scienza politica. Anche noi all’inizio ci siamo mossi nell’ottica di restare all’interno della sp, poi ci siamo convinti che se si voleva procedere in modo razionale bisognava dare vita a una nuova disciplina, una branca della scienza politica, che si prefiggesse lo scopo di cercare le “risposte” alle problematiche socio-politiche che il buon governante è chiamato ad affrontare. In parole semplici, una scienza che si propone di affrontare con obiettività lo studio dei problemi che scaturiscono dall’organizzazione politica ed economica di una nazione, dall’ordine pubblico, ai problemi dell’istruzione ecc., per individuare le soluzioni migliori, valutando di ognuna vantaggi e svantaggi, pregi e difetti. Tra sp e sbg passa la stessa differenza che c’è tra l’economia politica e la politica economica. La prima è soprattutto analitica, studia i fenomeni economici, la seconda suggerisce le strategie migliori per affrontare i problemi, ad es. suggerisca come riportare a livelli accettabili la criminalità.
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FINITO DI SCRIVERE A FINE MAGGIO 2015
Nuova Edizione della SBG

L’OGGETTO DI STUDIO


La scienza del buon governo, al contrario di altre discipline, il cui oggetto di studio non sempre è ben delimitato, indica con precisione tutte le tematiche di cui si occupa, arrivando addirittura a proporne un elenco. Esse si possono dividere in: tematiche economiche e tematiche sociopolitiche. Per le prime, chiaramente, la sbg si serve delle conoscenze offerte dall’economia politica e dalla politica economica. Per le seconde, oltre che sulla ricerca, si basa sui saperi offerti dalla scienza politica, dalla sociologia e dalle altre scienze sociali. Una cosa, però, deve essere chiara fin d’ora: la scienza del buon governo (sbg) rifugge da discorsi fumosi, si tiene lontana dalle dissertazioni filosofiche, dalle teorie politiche, dalla politica fatta con gli slogan ecc. e si interessa solo di problemi veri, dalla microcriminalità, alla mancanza di lavoro, all’immigrazione, al sistema pensionistico ecc.. Tutte tematiche, che, per la prima volta, diventano l’oggetto principale di studio di una scienza.
Gianni Gargione

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lunedì dicembre 10th, 2018 - 9:07 pm

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lunedì dicembre 10th, 2018 - 3:05 pm

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domenica dicembre 9th, 2018 - 8:10 am

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La Rivoluzione post Giacobina 🇫🇷

Dal momento che scrivo sono circa 4 settimane che in Francia centinaia e centinaia di migliaia di lavoratori, pensionati, studenti e disoccupati manifestano violentemente contro il Presidente della Repubblica Macron e un governo dichiaratamente per l’elite e un potere UE affamatore di popoli. Tutti quanti indossano dei gilet gialli, quelli che l’UE fa indossare a tutti quelli che guidano, quando si fermano sulle strade per incidenti ed avarie. I mass-media nostrani ed europei, dal primo sabato, hanno subito bollato la rivolta come uno scontento generale per il rincaro dei carburanti. Hanno minimizzato l’accaduto sia sulla carta stampata che nei telegiornali, dedicandoci, appunto, poche righe e pochi minuti. Invece, il popolo francese, tutto unito, ha lanciato un messaggio forte a tutti quelli che all’interno dell’UE vogliono adottare politiche che arricchiscono i più potenti e le banche. Il popolo francese non vuole più mantenere attraverso le tasse e vari dazi una classe dirigente che affama i più deboli. Il popolo francese non vuole più essere sottopagato per lavorare 8 ore al giorno e per non arrivare a fine mese perché lo stipendio se ne è già andato per le bollette, le scadenze e il super consumismo che vogliono le multinazionali (a riguardo dico solo “La Fayette”). Il popolo francese vuole una svolta socialista di chi li comanda e non vuole essere responsabile di politiche coloniali verso paesi africani che vessano nella più totale indigenza, non vuole essere responsabile di fomentare golpi in altri Stati sovrani, non vuole essere responsabile di possibili guerre liberticide. In un mese i gilet gialli hanno messo a ferro e fuoco tutta la Francia e la capitale Parigi (distruggendo negozi, filiali di banche, auto…), sono avanzati verso l’Olanda e il Belgio, giungendo fino al palazzo di potere di Bruxelles. Migliaia e migliaia sono stati arrestati dalla Polizia (con decine di morti e migliaia di feriti), ma il loro messaggio “Non ce la facciamo più!” avanza verso il Presidente, il Primo Ministro e i tecnocrati della Comunità Europea. Il Presidente degli Usa si dichiara apertamente preoccupato per la situazione. La stessa Polizia Turca si meraviglia della dura repressione della Gendarmeria.
In Italia, a causa di politicanti che non hanno sbattuto per bene i pugni sul tavolo prima di entrare nella UE, siamo in condizioni ben peggiori e mi vergogno relazionandomi a chi, pur percependo uno stipendio di 1600 euro, scende in piazza con tutti gli altri a manifestare il disappunto verso il costo della vita così alto. Mi vergogno perché gli italiani si stanno zitti, con la coda abbassata, per ricevere 600 euro al mese e in nero. Mi vergogno perché noi italiani non abbiamo le palle a ribellarci dei soprusi, delle vessazioni dei mafiosi, dei potenti e di tutti quelli che fanno il bello e il cattivo tempo nelle nostre vite. Mi vergogno perché noi italiani sappiamo solo fuggire, emigrare, scappare da realtà, quando, invece, si deve lottare anche con mazze e pietre per avere un tozzo di pane per sé e la famiglia. Mi vergogno perché noi italiani siamo disuniti e traditori finanche nelle stesse famiglie.
Spero che i miei scritti, reperibili in gran parte in rete, aprano la mente ai più giovani in quanto i miei amici, andati con l’età, hanno già gettato la spugna.

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giovedì dicembre 6th, 2018 - 7:30 pm

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domenica dicembre 2nd, 2018 - 4:38 am

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soluzioni
La soluzione ai problemi socio politici
I politologi della sbg da tempo si sono occupati dell’argomento arrivando a individuare tre fasi: 1) Individuazione della soluzione. Una volta che un problema si è imposto all’attenzione comincia la fase della ricerca della soluzione, detta dagli studiosi formulazione di una policy. 2) Attuazione. Questa fase, chiamata anche messa in opera o implementazione, incomincia una volta approvato un provvedimento e inizia l’iter per metterlo in pratica. Nei moderni Stati democratici spetta al governo, l’amministrazione pubblica, poi, si incarica di eseguire queste decisioni. 3) Valutazione dei risultati. Serie di attività conoscitive e di giudizio dirette ad accertare gli effetti conseguiti dal provvedimento. È una fase indispensabile se si vuole dare carattere scientifico al proprio intervento. I politici tradizionali, infatti, spesso si comportano come delle madri snaturate: una volta partorita la loro “creatura”, si disinteressano del suo destino.
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metodi
I metodi di ricerca
La scienza del buon governo per i suoi studi si avvale di due tipologie di metodi: 1. I metodi raccolta dati. Sono le modalità di ricerca medianti le quali i ricercatori raccolgono le informazioni e i dati di cui ha bisogno per conoscere bene la tematica oggetto di studio in quel momento. E’ una fase di raccolta di informazioni, per conoscere meglio il problema, per capirne le cause e progettare le risposte. Essi sono: a) La ricerca bibliografica; b) La ricerca sul campo (studio dei singoli casi); c) Le inchieste; d) Il metodo storico; e) Il metodo statistico; f) Il confronto politico. 2. I metodi di controllo, che sono: a) Il metodo comparato; b) Il metodo statistico; c) Il metodo storico (questi ultimi due, infatti, possono essere usati anche come metodi di controllo); d) Il metodo sperimentale.
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Le tematiche della sbg

Le tematiche economiche
La scienza del governo, al contrario della scienza politica, si occupa anche delle tematiche economiche, in quanto le ritiene non “separabili” da quelle sociopolitiche. In ultima analisi, qualsiasi tematica può essere ricondotta a una economica, se non fosse altro per il fatto che richiede qualche forma di finanziamento per essere avviata a soluzione. Per questo motivo riteniamo che la conoscenza dell’economia dovrebbe far parte del normale bagaglio culturale di ogni politico. Nel nostro modello sono di competenza del: Ministero dell’Economia (problematiche macroeconomiche),
Ministero del Tesoro (politica monetaria),
Ministero dell’Agricoltura (attività primarie),
Ministero dell’Industria e dell’Artigianato (settore secondario),
Ministero del Commercio e dei trasporti (settore terziario),
Ministero del Commercio con l’estero (settore terziario),
Ministero del Turismo
Ministero delle Entrate (politica fiscale).
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economia3
Le tematiche sociopolitiche
Scaturiscono dall’esigenza sociale e dalla convivenza civile. Gli studiosi del buon governo, presentandosi strettamente interconnesse le une con le altre, hanno scelto di suddividerle per settore, a seconda del Ministero di competenza.Tematiche di assistenza sanitaria (Ministero della Salute).
Tematiche di ordine pubblico (Ministero dell’Interno)
Tematiche di giustizia e diritto processuale (Ministero della Giustizia)
Le tematiche di pubblica istruzione (Ministero della Pubblica Istruzione)
Le tematiche di politica estera (Ministero degli Esteri)
Le tematiche di difesa del territorio (Ministero della difesa)
Le tematiche riguardanti i lavori pubblici (Ministero delle Infrastrutture)
Tematiche del lavoro (Ministero del Lavoro)
Ministero del Turismo (Settore terziario)
Enti Locali e Public Utilities
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Il socialismo scientifico
Esiste un’alternativa all’”egoismo” del capitalismo? Si può costruire un sistema economico efficiente e razionale senza il capitalismo? Non solo rispondiamo di si, ma indichiamo come costruirlo. Un messaggio rivolto al popolo di sinistra, rimasto “orfano” dopo la caduta del comunismo. Infatti, partendo dall’analisi dell’economia pianificata e dei motivi che l’hanno fatta andare in crisi, portando al crollo i regimi comunisti, e dal confronto senza pregiudizi tra comunismo e capitalismo, arriveremo a disegnare un modello economico, che pur basandosi sulla proprietà collettivizzata, risponde a criteri di efficienza e ad assenza di sprechi; questo perché non abolisce il libero mercato, che resta sempre il migliore meccanismo di regolazione dell’economia. La storia, infatti, ha dimostrato che se lo si sopprime, si va verso l’inefficienza e il fallimento.
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democrazia
La Democrazia: Istruzioni per l’uso
La democrazia è stata una grande conquista per l’umanità; non più l’assolutismo di un monarca o di un despota, ma il popolo che sceglie liberamente i suoi governanti. Costruire un regime democratico che “funzioni bene”, però, non è un’impresa semplice. Sono necessarie determinate “strutture” e l’adozione di certe modalità, come ad esempio un buon sistema elettorale che garantisca la governabilità. Il mondo, infatti, è pieno di democrazie imperfette o “malate”, come la nostra, che vanno avanti alla men peggio, non garantiscono l’alternanza al potere o, peggio, degenerano in democrazie clientelari, basate sul voto di scambio. In questo sito il know-how per la democrazia ideale.
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